p 228 .

Paragrafo 3 . Dostoevskij e Nietzsche.

     
Abbiamo    gi   accennato   al   rapporto   di   Nietzsche    con
Dostoevskij;(34)  i due pensatori hanno molti aspetti  in  comune:
entrambi  prendono  in  maniera netta le  distanze  dalla  cultura
dominante;  entrambi  sono pensatori tragici,  non  credono  nel
progresso positivista, e non accettano la visione dell'uomo su cui
  fondata  la  fiducia  in tale progresso,  perch  la  giudicano
superficiale, ingenua e lontana dalla realt. Entrambi sono grandi
antropologi e psicologi; entrambi hanno esplorato zone nuove della
psiche  umana;  entrambi hanno posto il problema  del  Dio-uomo  e
dell'uomo-dio.
     Le  vicinanze - ma anche le differenze profonde - tra  i  due
pensatori  emergono soprattutto dall'analisi di alcuni  personaggi
dei romanzi di Dostoevskij.
     
Napoleone come problema filosofico.
     
Consideriamo - per iniziare - l'opera Delitto e castigo, e il  suo
protagonista  Raskol'nikov.  Il  problema  analizzato    un  caso
particolare di omicidio, un omicidio filosofico. L'argomento   il
seguente:  esistono uomini che si  pongono consapevolmente  al  di
sopra degli altri e della morale tradizionale; essi pretendono  di
incarnare  il  destino della loro epoca; sicuri di s,  usano  gli
altri  per  i  loro scopi, e non hanno scrupoli n  titubanze.  Si
tratta  -  in  altre  parole - della questione  dell'esistenza  di
uomini   superiori  e  di  uomini  inferiori,  espressa  cos   da
Roskol'nikov:  Gli uomini si dividono in ordinari e straordinari.
Quelli  ordinari  devono vivere nell'obbedienza  e  non  hanno  il
diritto  di  violare la legge, perch essi sono appunto  ordinari.
Quelli straordinari invece hanno il diritto di compiere delitti di
ogni  specie e di violare in tutti i modi la legge per il semplice
fatto di essere straordinari(35). Gli uomini superiori, che hanno
in  mano il proprio destino e quello della propria epoca, sono  al
di sopra delle leggi della morale.
     Questi  uomini  sono rari. Infrangere le leggi  e  i  vincoli
morali    per  loro un diritto e nello stesso  tempo  un  dovere,
perch distruggono il presente in nome di qualcosa di meglio. Essi
si   sentono  i  padroni  dell'avvenire:  perci  i  loro   valori
soggettivi  sono  pi  importanti dei valori oggettivi,  ai  quali
devono sottomettersi gli uomini normali. La figura a cui  fatto
esplicito riferimento  quella di Napoleone, fenomeno storico cos
straordinario da rendere necessaria una valutazione filosofica.
     A  questo  punto il protagonista del romanzo vuol  sapere   a
quale   categoria  di  uomini  egli  stesso  appartenga:   se   ai
dominatori,  come Napoleone, o ai dominati. Il mezzo che  utilizza
per  scoprire  la propria natura  il delitto, cio la  forma  pi
grave  di  trasgressione  morale. Come  sua  vittima  sceglie  una
vecchia
     
     p 229 .
     
     usuraia,  la persona pi malvista e inutile che egli conosca.
Ma  dopo  l'omicidio, Raskol'nikov comincia a tormentarsi,  a  non
darsi pace, finch deve convincersi che la prova dei fatti non gli
  stata  favorevole.  Non si pente per quanto  commesso:  il  suo
rammarico  solo per il fatto di non aver saputo reggere  il  peso
dell'azione   compiuta.  Il  suo  fallimento  come  superuomo,   e
l'incontro  con  Sonja, la prostituta cristiana,  gli  daranno  la
possibilit  di tornare all'umano, a quella dimensione  che  aveva
rinnegato.  Napoleone  subisce  la  stessa  sorte:  sconfitto   in
battaglia,  relegato  a Sant'Elena, egli ritorna  all'umano,  come
dimostra  il  suo  testamento.  La  sua  non    stata  -  secondo
Dostoevskij - solo una sconfitta politica, ma una sconfitta ancora
pi grande: ontologica, religiosa.
     Anche  Nietzsche  indica  Napoleone  come  esempio  dell'uomo
eccezionale,   e   lo  definisce  sintesi  di   non-uomo   e   di
superuomo(36)    che   incarna   l'ideale    aristocratico    nel
diciannovesimo  secolo.  Nietzsche  contrappone  la  grandezza  di
Napoleone  all'istinto del gregge, un istinto  talmente  diffuso
tra  gli uomini, soprattutto fra quelli del suo secolo, da colpire
anche   coloro   che  sono  chiamati  a  comandare:   La   storia
dell'influenza napoleonica  quasi la storia della pi alta  sorte
arrisa  all'intero secolo nei suoi uomini e nei suoi  momenti  pi
preziosi(37).
     Naturalmente  per  Nietzsche non c'  il  ritorno  all'umano:
l'oltreuomo  non  conosce il pentimento  nemmeno  di  fronte  alla
sconfitta;  egli pu sentire la disperazione e la  solitudine,  ma
accetta questa condizione come facente parte della propria natura,
e sopporta anche il peso del fallimento. Una volta che ha preso il
posto  di  Dio, l'oltreuomo non pu risuscitare il Dio  metafisico
che  morto.
     
L'ateismo e le sue conseguenze.
     
Un personaggio di Dostoevskij vicino al tema nicciano della morte
di  Dio  -  e  allo stesso Nietzsche -  Kirillov nel  romanzo  I
demoni: egli pone al centro della sua riflessione la negazione  di
Dio,  e le conseguenze che questo fatto epocale avr sugli uomini.
Come   Nietzsche,  il  quale  nel  famoso  aforisma   della   Gaia
scienza(38)  afferma  che la morte di Dio ha come  conseguenza  la
divinizzazione  dell'uomo  e la nascita  dell'oltreuomo,  cos  il
personaggio di Dostoevskij sostiene: Per me non c' idea pi alta
di  quella  che  non  c' Dio. E' con me la  storia  dell'umanit.
L'uomo  non  ha  fatto altro che inventare Dio  per  vivere  senza
uccidersi:  in  ci  consiste tutta la storia universale  fino  ad
oggi.  E  ancora: Se non c' Dio, io sono dio [...]. Capire  che
non c' Dio e non capire nello stesso tempo d'essere diventato  tu
stesso  un  dio   un'assurdit. Egli, infine, rende  ancora  pi
chiaro  il suo pensiero con queste parole: Se Dio c',  tutta  la
volont   sua e sottrarmi alla sua volont io non posso.  Se  no,
tutta  la  volont    mia,  ed  io sono  costretto  a  proclamare
l'arbitrio  [cio la libert assoluta]. Possibile che nessuno,  su
tutto   il  pianeta,  avendola  finita  con  Dio,  osi  proclamare
l'arbitrio? Io voglio proclamare l'arbitrio. Sia pure da solo,  ma
lo far(39).
     L'arbitrio - la libert assoluta - pu essere esercitato  a
differenti
     
     p 230 .
     
     livelli:  da  quello minimo, che consiste nel sopprimere  gli
altri,  a  quello  massimo, che sta nel  sopprimere  se  stesso  e
nell'eliminazione dell'ostacolo pi grande a questa realizzazione,
cio la paura del dolore e della morte.(40)
     Il  controllo  della scienza sulla natura  consente  all'uomo
moderno  di  non  temerne  pi  le manifestazioni,  anche  le  pi
straordinarie:  dovrebbe, quindi, venire  meno  la  causa  che  ha
prodotto la nascita della superstizione e della religione.  Eppure
l'uomo moderno rimane religioso: Nietzsche dice che ha ucciso Dio,
e  non si  reso conto di aver compiuto questo gesto decisivo  per
la  propria  storia. Questa mancata presa di coscienza  -  secondo
Dostoevskij  -  si spiega con il perdurare nell'uomo  della  paura
della   morte,  rivelatasi  molto  pi  profonda  di   quanto   si
sospettasse. Finch la paura del dolore e della morte  domineranno
l'uomo  - sostiene Kirillov - egli non sar libero e Dio, che  non
c',  ci  sar.  Dominare  quella paura  equivale  dunque  a  fare
definitivamente  scomparire la religione, a vincere  la  battaglia
per l'ateismo e per la deificazione dell'uomo. L'uomo ama la vita,
che  per  si  concede al prezzo di dolore e  di  paura;  qui  sta
l'inganno. Per questo non  ancora comparso il vero uomo. Vi sar
un  uomo nuovo, felice, superbo. A chi sar indifferente vivere  o
non  vivere, quello sar l'uomo nuovo. Chi vincer il dolore e  la
paura, quello sar Dio. Mentre l'altro Dio non sar(41). Coerente
fino  in  fondo  con  il  suo ragionamento, il  giovane  Kirillov,
ingegnere, persona buona, sensibile e generosa, compir  il  gesto
fatale del suicidio per liberare se stesso e l'umanit dalla paura
e da Dio.
     Scrive Dostoevskij nel Diario di uno scrittore: Il suicidio,
quando  sia  perduta l'idea d'immortalit, diventa  un'assoluta  e
inevitabile  necessit  per  ogni uomo  che  si  sollevi  nel  suo
sviluppo anche solo un pochino al di sopra delle bestie(42).
     Ancora una volta la sensibilit di Dostoevskij, cos vicina a
quella  di  Nietzsche nel cogliere il carattere  drammatico  della
scoperta   della   morte  di  Dio(43),  si   differenzia   dalle
conclusioni del filosofo tedesco, per il quale la fine di Dio  non
 la fine dell'immortalit, ma il trasferimento dell'immortalit e
dell'eternit     dall'illusione    metafisica     alla     realt
dell'oltreuomo.
     Dostoevskij  sviluppa  questo  tema  della  morte  di   Dio
attraverso  un  altro personaggio nicciano, Ivan Karamazov,  uno
dei  tre fratelli protagonisti del romanzo omonimo. Egli parte dal
rifiuto  della teodicea. Dio  colpevole per l'esistenza del  male
nel   mondo,   e   la   riconciliazione  promessa   in   cielo   
inaccettabile.Non  ci  deve essere nessuna riconciliazione  fra  i
bambini che piangono per le violenze subite e coloro che li  hanno
fatti  piangere.Il male subito  imperdonabile. La conclusione  di
Ivan  il rifiuto di Dio e del suo
     
     p 231 .
     
     mondo.  A questo punto egli formula una grande idea: Se  Dio
non esiste, tutto  lecito, tutto  permesso(44). Questa tesi  di
Ivan viene ulteriormente sviluppata: bisogna distruggere l'idea di
Dio nell'umanit. Infatti, una volta che l'umanit abbia rinnegato
Dio, tutta la vecchia concezione del mondo cadr da s, la vecchia
morale  sar  rifiutata  e tutto si rinnover,  vi  sar  gioia  e
armonia con la natura. Gli uomini si riuniranno per prendere alla
vita tutto ci che essa pu dare, ma unicamente per la gioia e  la
felicit  di  questo  mondo. L'uomo si  esalter  in  un  orgoglio
divino,  titanico, e apparir l'Uomo-dio(45).  La  morale    una
barriera  alla  libert  dell'uomo,  per  l'uomo  un  sistema  di
schiavit.  Ma  con  il rifiuto di Dio tutto  diverr  lecito.  La
negazione di Dio sar per l'uomo la propria divinizzazione.
     Questa  la  teoria di Ivan. Il suo discepolo, il fratellastro
Smerdjakov, ritiene di poterla mettere in pratica contro  l'odiato
padre  Fdor  Karamazov, che non ha mai voluto  riconoscerlo  come
figlio  e  lo  ha  accolto  in casa come  servo.  Cos  decide  di
ucciderlo.  Dell'omicidio  accusato l'altro figlio  Dmitrij,  che
verr  processato  e  condannato per una colpa  non  commessa.  Ma
Smerdjakov, in un incontro privato con Ivan, dopo aver  confessato
di essere l'artefice materiale del delitto, lo accusa di essere il
vero responsabile del parricidio. Messo di fronte alle conseguenze
dei  propri insegnamenti e alle proprie responsabilit, il giovane
Ivan  impazzisce. Nel rapporto fra Ivan e Smerdjakov,  Dostoevskij
vuole  sottolineare  la possibile relazione  fra  le  sottigliezze
intellettuali   dei   maestri   del   pensiero   moderno   e    le
semplificazioni dei loro discepoli.
     Io vi insegno l'oltreuomo e l'oltrepassamento della morale  -
cos  predicava Zarathustra-Nietzsche -: ma di fronte ai discepoli
che  lo  seguivano e ascoltavano il suo insegnamento si  indignava
perch  non riuscivano a staccarsi dal maestro.(46) La  morte  di
Dio e la fine della morale pu aversi solo con l'assunzione piena
e   totale   di   tutte   le  proprie  responsabilit   da   parte
dell'individuo.
     Su  questo c' accordo fra Nietzsche e Dostoevskij:  fintanto
che  c' il bisogno di un maestro o di una Chiesa protettrice  e
rassicurante, l'uomo non pu dirsi libero. La follia del  maestro,
dell'oltreuomo, dell'uomo di fede,  la condizione inevitabile  di
fronte alla saggezza del gregge, alla sua normalit e alla sua
morale.
     
L'idiota, ovvero il mistero dell'uomo buono.
     
Nietzsche spiega con l'istinto del gregge, cio con l'incapacit
di essere padroni di s, le azioni irresponsabili che spesso gli
uomini  commettono:  lo  spirito  nobile  non    n  violento  n
malvagio.(47) Dostoevskij, invece,  convinto che esistano  uomini
che  sono  portati  alla  malvagit; ma  si  trova  d'accordo  con
Nietzsche    nel   tratteggiare   l'immagine   dell'uomo    buono,
riconoscibile,  ad esempio, nella figura medievale  del  cavaliere
povero,  immagine  di Cristo, e nel protagonista  del  romanzo  di
Cervantes, Don Chisciotte della Mancia.(48)
     
     p 232 .
     
     La  presenza  del male fra gli uomini - una presenza  di  cui
Dostoevskij non dubita mai - trasforma per lo spirito  nobile  da
folle  in  idiota.  La bont non pu sfuggire alle  contraddizioni
della  natura umana e al male che  presente in essa:  alla  fine,
nel rapporto dialettico con la realt, l'uomo buono  destinato al
fallimento.  Egli    una figura tragica che appare  ridicola.  Da
queste  considerazioni  nacque  uno  dei  romanzi  pi  famosi  di
Dostoevskij:  L'idiota,  incentrato  sulla  figura  del   principe
Myskin, il cavaliere povero del diciannovesimo secolo, che  vuole
il  bene di tutti e si adopera a questo fine, ma incontra continue
difficolt e contraddizioni insormontabili che vanificano  i  suoi
sforzi.  Talvolta si viene a trovare in situazioni imbarazzanti  o
si   copre  addirittura  di  ridicolo.  Le  sue  intenzioni  buone
producono spesso conseguenze negative per le persone che ama e che
cerca  di  aiutare.(49) Alla fine egli fallisce  completamente,  e
viene  travolto  dal  suo fallimento. Scrive  Dostoevskij  in  una
lettera:  L'idea  centrale del romanzo  di  descrivere  un  uomo
naturalmente buono. Nulla ci pu essere di pi difficile al mondo,
e specialmente ora. Tutti gli scrittori [...] che hanno intrapreso
la   descrizione   del  tipo  positivo  perfetto,   hanno   dovuto
arrendersi, sempre. Perch questo compito  smisurato.  Perch  il
perfetto  un ideale [...] ben lungi dall'essersi formato(50).
